“La scrittura oltre il segno della penna”: Fabio Carapezza a Libri ad alta voce

Abbiamo intervistato Fabio Carapezza che sarà presente a Libri ad Alta Voce il  giovedì 2 febbraio venturo:

1. Leggendo l’ “Inconveniente di esistere” più che il “male di vivere” tout court credo che traspaia dai tuoi racconti una sorta iperrealismo a parole, l’impietoso ritratto verbale di un contemporaneo straniato nel quale i personaggi agiscono nell’assoluta crudezza, senza finzioni o fronzoli: quali sono le letture che ti hanno maggiormente influenzato ?

Certamente racconto storie i cui personaggi sono come mossi in senso meccanicistico da una volontà che sembra a loro estranea, la “volontà della vita” di farci agire e in un certo senso scegliere al di là del nostro personale libero arbitrio. Mi hanno sempre suggestionato le scritture crude, impattanti, che intendono lasciare il segno oltre il getto della penna, che graffino facendo meditare su se stessi e sul mondo. In fondo l’obiettivo di uno scrittore dovrebbe essere proprio questo. Mi riferisco per esempio a Cioran, Céline (il cui “Viaggio al termine della notte” è senz’altro fra le mie letture preferite).

2. Se una divinità implacabile ti si palesasse tra fuoco e fiamme e  ti imponesse di scegliere fra scrivere in poesia o in prosa, SENZA ALTERNATIVE O MEZZI TERMINI, cosa sceglieresti ?

In effetti sarebbe sul serio una divinità “troppo” implacabile, perché in certi periodi mi viene più istintivo scrivere in poesia, espressione di stati interni che lascio il più possibile libera dai filtri della razionalità. I testi poetici che compongono la performance poetica “L’essere e l’Essere -dialogo musical poetico fra il porcile e il cielo”, nata dalla collaborazione con il maestro Aldo Ferrari, intendono infatti lasciare il campo all’energia e al materiale magmatico dell’inconscio. Ciò non significa che non siano “meditati”, sono senz’altro meno soggetti alla pianificazione e all’intreccio che occorrono quando si intende scrivere un racconto o un romanzo.

E se bisogna rispondere a questa divinità implacabile le chiederei “Tu quale preferisci? Io farò il contrario…”.

3. (Questo è un po’ il mio chiodo fisso) C’è chi pensa che della letteratura italiana contemporanea ci sia poco o nulla da salvare, e neanche da leggere, tu cosa ne pensi ?

Non sono d’accordo circa il fatto che ci sia poco o nulla da salvare nella letteratura contemporanea. Certamente ci sono autori davvero validi dotati di stili molto diversi fra loro (citerò Carofiglio, la Murgia, Paolo Giordano, Varesi), così come è anche vero che nel mare magnum delle proposte scrittorie è spesso difficile orientarsi, o non lasciarsi condizionare dai grandi proclami che a volte sedicenti “autori” ottengono grazie al potere di marketing delle loro case editrici.

Occorre sempre leggere con gusto e interesse, e tanto.

(GT)

 

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Informazioni su libriadaltavoce

“Libri ad alta voce” si propone di offrire un luogo e un pubblico a scrittori rche vogliano far conoscere le loro opere, dando voce e spazio ad autori reggiani e non solo, accompagnati di volta in volta da musica e immagini.
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