“L’editoria ? Come il mercato discografico”. Intervista a Mario Giorgi

MARIO GIORGI (Bologna 1956), con il suo romanzo d’esordio, Codice (Bollati Boringhieri), vince il prestigioso premio Italo Calvino, segnalandosi per lo stile nuovo e avverso al banale.
La sua scrittura riesce ad abbinare una suspense degna dei thriller più avvincenti a una riflessione profonda sui dissidi intimi dell’animo umano. 

Lo abbiamo intervistato per la rassegna “Libri ad alta voce” dove sarà presente giovedì 15 dicembre con Alter E – Storia di un fagiano in un reading a due voci con l’attrice Stefania Carnevali.
Come la vedi l’editoria italiana contemporanea, fra giganti editoriali, print on demand e piccole case editrici che stentano nel businnes ma pubblicano opere di grande qualità? Oppure, giro la domanda, c’è modo di pubblicare opere di qualità senza lasciarsi stritolare dai best seller ed educare il pubblico ad un gusto che vada oltre Bruno vespa e Giorgio faletti?

Nel mondo dei libri è in corso una radicale trasformazione che pare avere numerose analogie con quello che è accaduto nel mondo discografico. Il che – come tutti possono constatare – facilita enormemente la “pubblicazione” ma rende assai più complicata la selezione, il discernimento (per qualità, per gusti personali etc.). L’editore (che filtra, sceglie e propone) perde rapidamente autorevolezza e le alternative (tribù, sette e santoni in Rete) lo sostituiscono solo in parte. Istituzioni o associazioni come Rosta Nuova sono preziose per bilanciare l’inerzia che sospinge operatori e lettori, in maniera più brutale e sfacciata che in passato, verso titoli di facile commercializzazione. Credo che le stesse istituzioni/associazioni nonché i nuovi editori (vedi l’esempio di :duepunti) svolgeranno sempre più quella funzione di rapporto personale e confidenziale con il lettore che, fino a non molti anni fa, era appannaggio dei librai.

Una volta ho sentito uno scrittore – di cui non faccio il nome –, durante la presentazione di un suo libro  dire con pomposa boria che lui la letteratura italiana contemporanea non la legge proprio, e mentre lo diceva aveva sulla faccia l’espressione di uno che gli hanno fatto masticare dei calzini usati. Adesso sta rileggendo i grandi classici russi e francesi, figurati. Ma la cosa che mi ha impressionato è stata l’acquiescenza degli astanti di fronte a tale affermazione.

Fa proprio così schifo il nostro panorama letterario contemporaneo? Ci sono facce nuove in giro che hanno un qualche milligrammo di originalità?

Ci sono parecchi TQ, ma anche un discreto manipolo di VT… A prescindere dall’anagrafe, mi vengono in mente alcuni nomi: Edoardo Albinati, Andrea Bajani, Marosia Castaldi, Ermanno Cavazzoni, Giuseppe Genna, Michele Mari, Antonio Moresco, Giulio Mozzi, Letizia Muratori, Laura Pugno, Dario Voltolini… Questi e altri non solo sanno scrivere, ma hanno quella “personalità” nel tono, nel mettere le parole una dietro l’altra, che contraddistingue ogni genuino scrittore. Il gradimento, be’… il gradimento non è automatico e men che meno dovuto. Certo: le generalizzazioni hanno un che di grossolano. Forse bisognerebbe resistere alla tentazione di genericizzare e/o di raggruppare (letteratura italiana, francese, russa, latinoamericana, anglosassone, giovane, contemporanea, noir etc.) e prendere le opere ognuna per sé, per quello che sono. In fondo, anche i grandi del passato hanno scritto opere eccellenti e altre meno riuscite, alcune addirittura malriuscite. I pregiudizi? Sono pre-giudizi e tali rimangono.

Grazie

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Informazioni su libriadaltavoce

“Libri ad alta voce” si propone di offrire un luogo e un pubblico a scrittori rche vogliano far conoscere le loro opere, dando voce e spazio ad autori reggiani e non solo, accompagnati di volta in volta da musica e immagini.
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