Un racconto di Antonio Zoppetti su Raymond Roussel

[CHE FOLLA! D’ISTINTO EVITO LA GENTE…

Mi infilo in Feltrinelli. Nemmeno il tempo di scendere l’ultimo gradino che conduce alla sala dei libri… e sono investito da un fantasma impazzito che non sta fermo un momento. Saltella continuamente a una velocità da capogiro.Ritrovo l’equilibrio. Provo a ignorarlo. Di sicuro è un nuovo fantasma letterario. C’è un sacco di gente che si muove tra le pigne dei libri. Li sfoglia e curiosa le copertine sotto lo sguardo delle gigantografie di Calvino e degli altri… i grandi autori del passato che te li senti addosso, che sembra che ti giudichino mentre scegli di sfogliare un libro invece di un altro. E infatti sto sempre molto attento a non fare figuracce… Soprattutto sto alla larga dai best seller… C’è un sacco di gente. Perché se la prende con me l’ectoplasma impazzito? Sono anche di fretta! Questa volta che se la prenda… con qualcun altro. Non gli darò retta! Mi dirigo a salutare le due copie del mio libro e a rimboccare loro le coperte… quand’ecco che… pazzesco… Ne è rimasta solo una!  Ci rimango un po’ male… mi mancherà quell’altra! E se comprassero anche l’ultima? Potrebbe succedere, in teoria… Come farei poi? Rimarrei senza…

– Per favore! Me lo fai un favore?

Una voce alle mie spalle. E’ sicuramente il fantasma che cammuffa la sua voce da fantasma e si finge un cliente… Ne sono certo.

Mi giro ed è lui. Saltella come un cartone animato.

– Chi sei?

– Tanto non mi conosci. Ma me lo fai questo favore?

– Sentiamo.

– Chiedi alla signorina se hanno delle opere di Roussel?

– Chi?

– Raymond Roussel! Lo sapevo che non mi conoscevi. Sai… sono stato un grande scrittore… ma per addetti ai lavori! E solo da una parte di questi tollerato! Assolutamente sconosciuto al grande pubblico. Figuriamoci a te! Ma sappi che ho infervorato surrealisti come André Breton… e su di me ha scritto una monografia Michel Foucault!

– Va bene, va bene… Cosa cerchi?

– Prova con Impressioni d’Africa, mi pare che sia stato tradotto da Rizzoli… se no Locus Solus, Einaudi… Ma quel che più mi preme è vedere se han tradotto Come ho scritto alcuni dei miei libri

– Ma ci stai un po’ fermo però? Mi agiti…

– Senti, sono nato a Parigi nel 1877. Il mio equilibrio psichico è stato rovinato dalla mia prima opera, che era meravigliosa ma fu un grande insuccesso. Ho cercato disperatamente la mia giusta fama letteraria… ma niente! Prima dovevo andare fino in fondo. Ho pensato. E infatti quando mi son lasciato convincere da Edmond Rostand a mettere in scena Le impressioni d’Africa in una versione teatrale…. Era troppo presto! Fu più di un insuccesso. Fu un coro di proteste. Mi si trattava da folle. Si faceva il verso agli attori. Si gettavano monetine sul palcoscenico e lettere di proteste venivano inviate al direttore…

Ma io ho continuato ugualmente fino a che ho terminato il mio progetto letterario. Dopo molti anni, quando ho finito il penultimo mio libro, avevo finito! Il progetto era terminato!
Non mi restava che scrivere l’ultimo libro con la chiave. Il libro con cui spiegavo, in parte,
Come ho scritto alcuni dei miei libri. Così ho fatto anche questo. Poi ho dato disposizioni all’editore che uscisse postumo, e mi son ucciso al Grand Hotel di Palermo nel 1933. Senza pagare il conto. Da gran signore! Poi non ricordo più nulla… ma cito a ricostruzione di Sciascia: “Il giorno dopo, verso le ore dieci il facchino Antonio Kreuz dell’Hotel des Palmes, recatosi nella camera n. 224 occupata dal suddito francese Raymond Roussel, nato a Parigi il 20/1/1877, constatava che il predetto giaceva cavadere supino coricato su un materasso collocato a terra” (Leonardo Sciascia, Atti relativi alla morte di Raymond Roussel).

E tutto questo me lo spiega saltellando.

Mi avvicino al banco delle informazioni dove mi sta scrutando una signorina che devo avere già precedentemente tempestato di richieste bibliografiche assurde. Ci avviciniamo tutti e due e lei alza gli occhi al cielo. Tenuto conto che non dovrebbe vedere il fantasma, è probabile che ce l’abbia con me.

– Buongiorno! Scusi… avete qualcosa di Raymond Roussel? In particolare mi interessava sapere se è stato tradotto Come ho scritto alcuni dei miei libri. Altrimenti Impressioni d’Africa, Rizzoli… o Locus Solus, Ein…

– Controllo…

E si piazza davanti al pc, mentre ripensa di sicuro all’altra volta che le ho fatto cercare i libri di Elia Spallanzani… Dopo qualche istante di perplessità mi risponde con tono molto professionale:

– Il primo non è mai stato tradotto. Non risulta. Gli altri due sono esauriti. Provi in biblioteca!

Il fantasmino va su tutte le furie! Io ringrazio gentile e mi allontano trascinandolo via con me. Si lamenta e ulula perché non traducono il suo libro più importante!

– La chiave per capire quegli altri che han già tradotto! – Aggiunge – Ma senza la chiave non li possono capire e per questo poi si rivelano un fiasco… Che circolo vizioso! Che circolo vizioso!

E’ molto alterato e confuso. E impreca contro Foucault che non ha compreso nulla della sua tecnica di scrittura. Poi si calma. Ma senza smettere di saltellare. Mi spiega che tutti i suoi libri che a nessuno erano piaciuti… e che nessuno aveva mai capito… erano stati scritti con un metodo particolare, e diciamo così automatico. Il trucco era questo:

– Io sceglievo due frasi che fossero il più possibile simili tra loro come suono, ma il più possibile diverse come significato.

E mi fa un esempio in francese, che per fortuna mi traduce:

Les lettres du blanc sur les bandes du vieux billard (= le lettere disegnate dal gesso [blanc] sulle sponde del vecchio biliardo) e Les lettres du blanc sur les bandes du vieux pillard (= le lettere spedite dall’uomo bianco sulle bande del vecchio predone [pillard]). In francese son quasi uguali, a parte un’inversione di “b” e “p”… che a pensarci sono poi lo stesso segno… soltanto ruotato… se ci fai caso…

Mi guarda per vedere se lo seguo. Lo guardo con interesse e con peplessità. Capisce che in un modo o nell’altro lo sto seguendo. E continua:

– Poi non restava che scrivere un racconto che partisse dalla prima frase e terminasse con l’ultima! E così è nato Impressioni d’Africa per esempio.

E ride sguaiatamente!

– Santo cielo! Un altro scrittore combinatorio!

– Già! L’hai detto! Perché c’erano delle regole precise per scrivere il racconto! Mica andavo a braccio! Ho solo applicato le mie regole e i libri venivano fuori da sé! Tutte quelle minuziose descrizioni… il diamante in cui nuota la danzatrice dai capelli musicali… i cadaveri conservati nella resurrectina che recitano la scena chiave della loro vita in una sorta di acquario… Tutte queste trovate che piacevano tanto ai surrealisti… Non erano invenzioni di fantasia! No! Matematica! Puri meccanismi formali da me inventati! E quando ho finito il mio libro… o meglio tutti i libri che derivavano dalla mia formula segreta… ho distrutto la formula e l’ho fatta finita anche con me! Dopo aver spiegato, ma solo in parte, come avevo scritto tutti quei libri che nessuno ha mai saputo apprezzare. E che nessuno ha mai capito! Nemmeno Foucault! Ma niente! Tanto non lo traducono il libro più importante… Traducono il saggio di Foucault! Buono quello!

E intanto mi saltella in giro sempre più vorticosamente.

Mi gira sempre più la testa… non so se è per il suo oscillare o per la scoperta di un altro genio incompreso…

– Se vuoi ti faccio da agente! Anche io ho scritto un romanzo combinatorio sai? Vuoi sapere come funziona?

Provo a dirgli…

E solo allora, per un attimo, finalmente si ferma!

Poi mi guarda. Ride. E svanisce.

CHE FOLLE! DISTINTO EVITA L’AGENTE…]

antonio zoppetti (zop)  blog: www.zop.splinder.com

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Questa voce è stata pubblicata in Libri ad alta voce 2011-2012. Contrassegna il permalink.

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