Parole e suoni tra i mondi: i viaggi dell’Estasi

Il 30 aprile scorso si è svolto l’ultimo incontro di Libri ad alta voce 2010-2011: “Parole e suoni tra i mondi: i viaggi dell’estasi”, con Riccardo Bertani, poliglotta autodidatta, e Luciano Bosi, percussionista ed etnomusicologo.

Organizzata in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia ed il patrocinio dell’Istituto dei Beni Artistici e Culturali della Regione Emilia-Romagna, la mattinata ha offerto il palcoscenico alle letture e riflessioni del primo, e alle performance strumentali del secondo: indubbiamente l’attenzione degli astanti si è concentrata in modo particolare su Riccardo Bertani. Questa direzione presa dall’evento è stata giustificata, al di là dell’innegabile talento di Luciano Bosi, dal profilo così singolare di un ottantenne come Bertani, contadino ed intellettuale: studioso di un centinaio di idiomi europei e, più specificamente, centroasiatici (ancora parlati nelle pianure siberiane e steppe eurasiatiche), traduttore rigoroso di letterature slave (specialmente dal russo e dall’ucraino) nonché ugrofinniche ed altaiche, nel corso degli anni si è prodigato nello studio di popolazioni lontane nel tempo e, soprattutto, nello spazio: ha indagato i loro costumi, la loro storia, quindi la loro lingua, strumento ed ornamento del loro quotidiano esistere.

Alle domande degli astanti ha sempre risposto con una disarmante naturalezza, dietro la quale scompariva subito qualsiasi timida ombra di presunzione.

Riccardo Bertani (sulla destra) e Luciano Bosi

Lo studio di lingue talvolta così differenti dalla nostra rappresenta per lui non un faticoso approdo, tratto questo che accomuna la gran parte degli individui, bensì un’esperienza congeniale al suo percorso esistenziale, che lo ha sempre indotto a cercare, per conoscere altre genti. Nel suo caso, questa esperienza dell’incontro con l’altro da sé è sempre avvenuta per i sentieri di un dialogo discontinuo, però sempre proficuo, capace di accendere idee, suscitare interrogativi e rintracciare possibili soluzioni. Riccardo Bertani si è spinto sulle strade della conoscenza anche grazie a persone che gli hanno offerto notizie, considerazioni ed emozioni, e che gli hanno portato in dono libri preziosi -a volte introvabili persino presso le stesse località di provenienza: a tal proposito, ricorda di volumi che gli ha consegnato un professore ceceno, dopo essere venuto a sapere delle sue ricerche sopra le proprie tradizioni.

La parola scritta rappresenta -per l’agricoltore di Campegine, attratto oggi da quella rete sistemica di credenze, riti e miti che è lo sciamanesimo siberiano- l’abbrivio per un viaggio compiuto in solitaria tra aride steppe e piane assolate, inverni nevosi e fresche primavere, alla ricerca di un qualcosa di familiare, di vicino. Nel momento in cui però gli si domanda perché non abbia mai provato a visitare i luoghi di cui ha tanto letto e studiato e tradotto, esprime tutta l’umana fragilità che risiede in ognuno di noi sotto le più svariate forme: afferma di temere di restare deluso dall’incontro con questi luoghi. Tale stato di cose rivela molte aderenze con il caso del lettore che vive una duplice dimensione: una dimensione del “qui e ora” ma anche, nel contempo, la dimensione del vivere in altro luogo ed in altro tempo. Ne scaturisce quell’effetto di straniamento che determina e, di più, sollecita tensioni latenti che proprio invitano a quel dialogo con l’altro che è così ricco e che si rivolve nello spazio della propria interiorità. Bertani si è inoltrato nel mondo degli sciamani e dei guerrieri-stregoni di poemi epici finnici ed altaici rimanendo comodamente seduto nel suo studio di casa, impolverato e zeppo di volumi. I suoi innumerevoli viaggi sulla pagina ci affascinano perché sono quelli che possiamo compiere e a volte compiamo noi ogni giorno. Insomma, il senso di una condivisione di esperienza vitale si mescola ad una sorta di sana invidia che si stempera nel desiderio emulativo di un simile percorso.

Quei momenti di vuoto, di incertezza o perplessità prodotti dalle curiosità su Bertani rimaste irrisolte sono stati sapientemente colmati dalle modulazioni melodiche di Luciano Bosi, che ha così sostenuto gli slanci emotivi cui Bertani aveva dato corso, ha orientato verso altre terre il desiderio di sapere e capire, ha dunque concesso ai nostri cuori, seppur nell’arco di pochi minuti, la facoltà di percepire quei mondi che prima erano stati rischiarati dalla luce della mente.

Ivan Orsini, Giancarlo Terzi (Istituto dei Beni Artistici e Culturali della Regione Emilia-Romagna)

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Informazioni su libriadaltavoce

“Libri ad alta voce” si propone di offrire un luogo e un pubblico a scrittori rche vogliano far conoscere le loro opere, dando voce e spazio ad autori reggiani e non solo, accompagnati di volta in volta da musica e immagini.
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