I pesci rossi ci sono davvero, nelle pozzanghere (se ci credi). Intervista a Marco Truzzi.

Abbiamo intervistato Marco Truzzi, dopo il recente reading a “Libri ad alta voce”.

Confessa, ti chiami Truzzi, quindi non sei un gagio, non fare come Pirlo.

No, no sono un gagio da almeno 5 generazioni (almeno così risulta) però sì, questa cosa fa “comodo”, nel nostro caso

Hmmmmmmmmm sicuro ? sai suonare il violino ? leggere la mano ? svuotare i serbatoi della benzina ?

La prima mi piacerebbe; della seconda non mi frega granché; la terza sarebbe un’abilità davvero conveniente. In questo senso invidio molto Cab…

Sì ma è finito male, a differenza di Damian che comunque ha a modo suo un lieto fine.

Diciamo che Cab è finto male e Damian è rimasto in stand by con la sua storia d’amore con Elisa, se fossi un scrittore di best sellers americano potrei dirti che l’ho fatto apposta per fare un sequel del romanzo, ma non è così.

C’è il modo di tenere insieme i due mondi (rom/sinti e gagi) ?

Uhhh, questa è una domanda difficile: non credo ci sia da interrogarsi sul “tenerli insieme” quanto piuttosto sul riconoscimento di una cultura che è “altra” dalla nostra. Il problema, secondo me, nasce da questo mancato riconoscimento: i sinti (o i rom, ma i rom li conosco meno) non sono mai stati visti come un popolo, ma spesso come qualcuno che non voleva essere gagio. Invece, voilà… sono proprio un popolo con tutti i pregi e i difetti che possono avere un popolo e la sua cultura e questo lo dico senza essere un esperto né aver scritto un saggio antropologico da quello che ho capito è CLAMOROSA la storia del pregiudizio che lega la nostra storia di gagi a quella dei nomadi. Anche tra i più tolleranti e aperti esiste un giudizio negativo sugli zingari radicato e profondo, un po’ com’era per gli ebrei prima dell’Olocausto. Non per niente, zingari ed ebrei hanno condiviso il medesimo percorso, almeno fino al 1945: ghettizzazione, discriminazione e leggende metropolitane, prendi la bufala che racconta che zingari ed ebrei rubano i bambini..

Ah perchè non è vero ?

Anzi: oggi sappiamo che è vero l’esatto contrario, che a Roma erano spesso i preti a portare via i bambini e a battezzarli a forza, e anche per gli zingari è stato così.

Scherzavo, mi è piaciuta un sacco la storia della nonna di Damian.

La storia della nonna Luce è il tentativo di dire che a volte avvengono percorsi inversi a quelli più comuni, nel nostro caso dai gagi agli zingari (e non viceversa), lì è stata Luce a doversi integrare a a dover essere “accolta”.

Ah, a proposito, c’è il sottinteso del rapporto fra Roman, il nonno di Damian, ed Erik, suo padre. Ma fa parte della cultura rom quel fatto di ingrassare ? Allora ho una speranza ?

Sì, la pancia è un segno di opulenza molto apprezzato (regola che vale almeno fino agli anni Sessanta)… A proposito: anche per il mondi sinti e rom gli anni Sessanta segnano un punto di svolta, con l’abbandono delle vecchie tradizioni. Erik considera Roman un “vecchio arnese”, Roman vede nel figlio uno che ha abbandonato gli usi e i costumi di una volta, senza però trovare la sua strada.

Ecco a questo punto se fossi un bravo intervistatore ti chiederei “ma la metafora dei pesci rossi ci insegna che i sogni hanno un valore ?”

Hanno un valore solo se riescono ad “aggregare”, come in “Into the wild”.

Non l’ho visto, sorry.

La felicità è reale solo se condivisa“, così anche l’idea dei pesci rossi, che sono reali solo se qualcuno ci crede.

Il bello di un libro buono è quando non capisci dove comincia la storia e finisce la finzione, come hai messo insieme queste storie (Damian, nonna Luce, la Resistenza, Mussolini), e nonna Luce, è realmente esistita ?

Luce non è esistita… Per quanto riguarda il resto sono partito da una domanda: su cosa si fonda il nostro senso di comunità ? Nonostante tutto, credo ancora sui valori resistenziali, che nascono da quell’esperienza lì.. .e allora, cosa c’è di meglio per chi non ha voce e non ha radici, che cercare di accreditarsi dimostrando di aver fatto parte quella storia?

Sono 500mila gli zingari sterminati nei campi di concentramento da noi li portavano su nell’Appennino modenese e da lì partivano verso Fossoli: perché non immaginare che anche loro a un certo punto abbiano combattuto per la libertà? che poi tra l’altro è vero…

Infatti.. frugando nelle carte si è scoperto anche questo.

Chiaramente paradossale invece la storia del vecchio Vince che smerda Mussolini…

Bellissima. Adesso un bravo intervistatore ti chiederebbe: “progetti per il futuro ? un Pesci rossi nelle pozzanghere II ? Damian ed Elisa tornano insieme ?”

Adesso sto lavorando a una cosa abbastanza diversa, se riesco dovrei consegnarla entro la fine dell’anno, è una vicenda che ha a che fare con un elefante che si è congelato di freddo a Rolo nel dopoguerra (faceva parte di un circo) ed è una vicenda che ha a che fare con la guerra civile in Salvador; metti insieme le due cose e viene fuori più o meno quello a cui sto lavorando dopo, vediamo intanto come va…e magari un giorno sarebbe anche bello vedere come sono cresciuti Damian ed Elisa.

Sì infatti ho trovato crudamente realistico e un po’ nonsense il dialogo di quando lei lo molla.

Mah, per quello che so io, le separazioni e gli abbandoni hanno sempre qualcosa di nonsense più che altro nelle modalità in cui avvengono, aggiungi che qua abbiamo Gioele in salotto, Cab che scarica benzina in garage e la mamma che controlla se c’è stato sesso tra i due (questa è un’altra usanza vera).

Progetti di riduzione cinematografica ?

Qua andiamo su una cosa importante (più che altro dal punto di vista economico). Non so…

Un bel po’ di dialoghi ci sono già

A Berlino, dove comunque è già stata una cosa strana essere andati, abbiamo avuto quattro dimostrazioni di interesse da parte di produttori/finanziatori. Adesso vediamo come e se procedono le trattative. In ogni caso, da opzionare l’idea a realizzare un vero e proprio film ce ne passa comunque. Però ho la la letterina del direttore della Berlinale che si complimenta per la “cinematograficità” della storia (è per quello che l’hanno scelta, credo), la considero una bella cosa…

Direi di sì.

Ehhh, mo’ vediamo, molto dipende anche da come va il libro in Italia.

Come direbbe il bravo intervistatore “ti faccio tanti auguri”.

Grazie a voi: è sempre un piacere avere a che fare con voialtri della Rosta.

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Una risposta a I pesci rossi ci sono davvero, nelle pozzanghere (se ci credi). Intervista a Marco Truzzi.

  1. Marco ha detto:

    Letto… bel libro! Consigliatissimo.

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